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Il 1849 fu uno degli anni cruciali del Risorgimento, il periodo storico
che portò alla formazione di un’Italia unita, libera e
indipendente.
A Roma, sotto la spinta di moti popolari che chiedevano libertà e
democrazia, crollò il regime pontificio, e il Papa Pio IX fuggì a
Gaeta. Il 9 febbraio 1849 un’Assemblea eletta con suffragio universale
proclamò la Repubblica , e il mese successivo ne affidò la
guida a un Triumvirato composto da Giuseppe Mazzini, Aurelio
Saffi e Carlo Armellini. Come bandiera, la Repubblica adottò il
tricolore.
Festa
della Repubblica Romana in Campidoglio
(Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea)
Intanto, da Gaeta il Papa invocava l’intervento delle
potenze europee per restaurare il potere temporale. Francia, Austria, Spagna e Regno
delle Due Sicilie, paesi cattolici retti da regimi assoluti o conservatori,
attaccarono il territorio della Repubblica da più parti. Un corpo
di spedizione francese forte di 7000 uomini guidato dal gen. Oudinot
sbarcò a Civitavecchia. A difesa della Repubblica affluirono in Roma giovani da ogni parte
d’Italia e d’Europa. Garibaldi vi portò i suoi volontari.
Il comando del settore più esposto, individuato nel Gianicolo, fu
affidato a Garibaldi, che poteva contare solo su 4300 uomini, e per
giunta male armati. Ma era forte in tutti la determinazione di difendere
ad ogni costo la democrazia, la libertà, la Repubblica.
Il 30 aprile i Francesi giungevano alle porte di Roma. Ritenendo di
incontrare scarsa resistenza, i Francesi avanzarono allo scoperto
attaccando le mura vaticane, ma furono prima fermati dall’intenso
fuoco dei difensori, e poi vennero aggrediti sul fianco da Garibaldi,
che uscito da Porta S.Pancrazio guidava un furioso assalto alla
baionetta.
Postazione
romana a San Pietro in Montorio
(Museo
Centrale del Risorgimento, Roma)
I Francesi furono costretti a ritirarsi.
Venne concordata una tregua d’armi. L’esercito repubblicano si volse allora contro le truppe borboniche,
che avevano invaso il territorio della Repubblica arrivando sino ai
Castelli Romani. Garibaldi li sconfisse a Palestrina e a Velletri,
ricacciandoli oltre il confine.
Nel frattempo Oudinot aveva ricevuto ingenti rinforzi, portando i suoi
effettivi a 30.000 uomini. Il 1°giugno denunciò la tregua, comunicando
che avrebbe attaccato il 4 giugno. Attaccò invece nella notte tra
il 2 e il 3 giugno, cogliendo di sorpresa i difensori. Riuscì ad impossessarsi
di punti chiave della difesa esterni alla città. Particolarmente
grave era la perdita di Villa Corsini detta “dei Quattro Venti” che,
situata su di una piccola altura fuori Porta S.Pancrazio, dominava le
mura. Le truppe di Garibaldi si lanciarono in una serie di sanguinosi
contrattacchi. La Villa fu presa e persa più volte, ma infine restò in
mano ai Francesi.
Attacco
del 30 aprile
(Museo
Centrale del Risorgimento, Roma)
Roma venne stretta d’assedio e bombardata. La popolazione sopportava
con coraggio i sacrifici e contribuiva alla difesa.
La Repubblica aveva ormai i giorni contati. Pure continuò a combattere
e a resistere con tenacia nonostante la schiacciante superiorità
delle forze nemiche. I Francesi aprirono le prime brecce il 21
giugno; il 29 e 30 giugno sferrarono l’attacco finale, sfondando le
difese. Mentre Garibaldi riuniva i suoi uomini per l’estrema difesa,
in città si correva alle barricate. Ma l’Assemblea per non
sottoporre Roma a inutili distruzioni decretò la fine della resistenza. Garibaldi
non accettò la resa, e con un contingente di armati iniziò la ritirata
verso Venezia, portando con sé la moglie Anita, incinta e malata.
Mazzini riprese la via dell’esilio.
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